mercoledì 9 marzo 2022

IL MOLISE E LE ISOLE TREMITI

                               

                                                    DAL 22 AL 25 APRILE 2022                                                         

1° giorno – Venerdì 22 Aprile - Termoli

Ritrovo nel luogo e all’orario stabilito  e partenza in direzione del Molise.

All’arrivo a Termoli pranzo in ristorante.

Nel pomeriggio visita guidata della città.

Al termine sistemazione in Hotel, cena e pernottamento.

 

2° giorno – Sabato 23 Aprile – Isole Tremiti

Prima colazione in Hotel e giornata dedicata ad un’escursione guidata alle Isole Tremiti.

Gita dell’arcipelago in barca con visita delle grotte e una breve sosta nel parco marino per ammirare la statua di Padre Pio immersa nell’acqua. Visita guidata dell’Isola di San Nicola. Trasferimento in barca all’Isola di San Domino. Pranzo in corso di escursione. Rientro in Hotel per cena e pernottamento.

 

3° giorno – Domenica 24 Aprile – Larino e Campobasso

Prima colazione in Hotel. Lasciando la zona costiera ci si dirigerà all’interno del Molise per visitare con guida la cittadina di Larino con l’Anfiteatro, la Cattedrale di S. Pardo e passeggiata nel borgo. Sosta per il pranzo.

Nel pomeriggio visita alla città di Campobasso fino al Castello di Monforte.

Al termine trasferimento in Hotel, sistemazione nelle camere, cena e pernottamento.

 

4° giorno – Lunedì 25 Aprile – Saepinum

Prima colazione in Hotel. Visita guidata della città romana di 2000 anni fa chiamata la “Pompei del Molise”, Saepinum,  che nel medioevo mutò il nome in Altilia. Visiteremo le Terme e l’antico mercato.

Nel pomeriggio inizia il viaggio di ritorno con pranzo lungo il percorso.

Arrivo a Brescia in serata.

 

CARTA IDENTITA’ E GREEN PASS OBBLIGATORIO.

 

QUOTA DI PARTECIPAZIONE     € 590,00

Supplemento camera singola       89,00

 

ACCONTO ALL’ISCRIZIONE           € 150,00

 

PRENOTAZIONE ENTRO IL 20 MARZO


giovedì 11 novembre 2021

I PROGETTI MESSI IN CAMPO

QUALCOSA ABBIAMO FATTO
 
Oggetti antichi

                                                                                       

Il progetto ha permesso di raccogliere circa 1000 articoli usati dai nostri avi nelle varie attività, sia domestiche che contadine o artigianali.

Gli articoli sono stati catalogati per data di ricezione, condizione e nominativo del donatore.

Attualmente tutto è stato depositato su scaffali offerti dalla “Cooperativa Futura” e dalla Parrocchia di Caino in un’area messa a disposizione dal Comune.

La raccolta continua in attesa di avere uno spazio maggiore dove allestire uno spaccato di una zona della casa o di una attività (cucina, camera, stalla, ecc.).

 

Funerali calmierati

Contratto sottoscritto nel 2019 con tre imprese di Pompe Funebri (Vedi post precedenti). Abbiamo affidato all'Amministrazione Comunale la facoltà di rinnovare il contratto che scade ad aprile 2022.


Banca dei ricordi



È un progetto che si prefigge di raccogliere documentazione storica cartacea di ogni tipo o recante notizie utili da conservare.

Attualmente abbiamo a disposizione giornali d’epoca e articoli su avvenimenti storici, raccolta di settimanali, libri del primo novecento e altri documenti.

 

 

Sentiamoci


Da cinque anni manteniamo i contatti telefonici con i soci che per malattia o altro non possono frequentare le nostre attività. Durante le chiusure dovute alla pandemia abbiamo poi integrato questa attività con messaggi reciproci di Whatsapp stemperando così la solitudine e tutta la tristezza dei soci in quei momenti.

 

Stampe e pubblicazioni



Per i soci è stato pubblicato “Diario Röda”, “Per mia desmentegà” e un libretto, “Uomini, ominicchi e quaquaraquà”.

Il tradizionale foglio A4 è stato sostituito da  “La Us” notiziario periodico. La raccolta di questi notiziari è confluita in tre libri: US 1 – US 2 – US 3.

Ora è in preparazione di stampa il dizionario nuovo “Per mia desmentegà” che ha ampiamente integrato e modificato quello precedente, con la forma italiano-dialetto e dialetto-italiano.

 

Fondo di solidarietà


Il Gruppo Pensionati Caino gestisce il Fondo Amici della Röda che ogni anno eroga un piccolo contributo a persone sole che ne hanno bisogno.

Purtroppo per poter conoscere i soggetti in difficoltà non abbiamo altro mezzo che il nostro orecchio, poiché la difesa della privacy ci impedisce ogni altra strada.

 

Le nostre contrade



Attualmente siamo impegnati nella raccolta di informazioni sulla conformazione delle contrade di Caino individuando le famiglie che vi hanno dimorato.

 



giovedì 11 marzo 2021

LA CONTRADA DEL FOLLO E LA SUA CHIESETTA

 

Il termine follo, come è noto a tutti, ha a che fare con la lavorazione della carta, con le cartiere. Follo deriva dal tedesco Fol o dal gotico Fulls. Fullen significa riempire e fulà, in dialetto, indica calcare, pigiare. Per la lavorazione della carta nei secoli scorsi la materia prima era rappresentata dagli stracci che venivano pigiati e pestati, messi a macerare in vasche piene d’acqua.

Ancora oggi sulle carte topografiche, la nostra contrada è indicata come “Follo Scanzi” dal nome della famiglia nobile che vi abitava.

Alcune informazioni sugli Scanzi sono fornite da un cronista del ‘500, Pandolfo Massino, che scrisse appunti sulle famiglie più in vista del tempo, appunti per la verità pieni di rabbia e acredine.

Gli Scanzi erano nobili e facevano parte del Consiglio di Brescia. Gli statuti del tempo impedivano ai componenti il Consiglio di esercitare “arti meccaniche” o “la mercanzia”, sembra invece che gli Scanzi, in barba agli statuti, oltre che produrre carta, avessero anche una bottega sul Corso.

Scrive Massino: “… vennero da Scanzo terra bergamasca, di quali n’è venuto ser Zoan Battista Scanzo che tolse la figliola di meser Antonio Lana, et per ditta parentela fo fatto dè Consilio de Bressa, ma mi Pandolfo Massino li ho visti a vendere papero et sulla sua botega haverghe de Rasi Todeschi et Candelieri et Bazine et cose mercantiali da vendere.

Questa città va de mal en peggio. Hamo tolto (tollerato) bastardi e figlioli de monache et homicidiari et botigeri, hosteri, soyari, confetori, barberi, parolari et assai altri generationi de artisti ed anche de sodomiti che fanno banditi per sodomia, et di ladri quali son banditi; ma per sette e pratiche fanno ogni cosa”.

In una polizza d’estimo dell’anno 1490, G.B. Scanzi (lo stesso citato dal Massino) dichiara di aver casa sul Corso e di gestire una cartiera in Caino. Nel 1540, Orazio Scanzi ha ancora una cartiera ed inoltre una fucina per la lavorazione del ferro.

Nel 1601, Camilla Scanzi vedova Comotti, lasciò 200 lire planet alla Parrocchia costituendo una capellania, la capellania Comotti all’altare di S. Rocco, per la celebrazione di una Messa quotidiana.

Verso la fine del ‘600 gli Scanzi, che abitavano a Brescia in Via S, Chiara al numero 14, vendettero le proprietà in Brescia, Nave, Collebeato ai nobili Serina ed affittarono la cartiera di Caino per Lire 198 annue. Agli Scanzi subentrarono i Brozzoni che si stabilirono a Caino agli inizi del 1700 e continuarono la lavorazione della carta.

Che fosse una famiglia agiata e rinomata è dimostrato anche dal fatto che fornì tre sacerdoti, don Biagio (prete in Caino dal 1760 al 1779), don Giacomo (arciprete del paese nel 1800) e don Angelo (coadiutore dal 1826 al 1865). Di quest’ultimo, un quadro conservato nella sacrestia della chiesa parrocchiale, ci informa che nacque nel 1802 e che in seguito fu vicario foraneo a Preseglie.

G.B. Brozzoni intorno al 1730 fece costruire la chiesetta del Follo dedicandola al santo del suo nome. Morì nel 1775 e vi fu sepolto. Sulla sua tomba è scritto: “IC IACENT OSSA JOANNIS BROZZONI OBIT DIE XXIII IULII 1775”.

In una relazione del 1734 in occasione della visita del cardinale Angelo Maria Querini, il rettore don Giuseppe Ghedi ancora non accenna alla chiesetta di S. Giovanni Battista. Probabilmente fu edificata in seguito, forse proprio da quel Giovanni Brozzoni che là è sepolto e dedicata al suo Santo.

In realtà la chiesina è dedicata a due santi e all’interno sono esposti due quadri: quello sull’altare rappresenta S. Giovanni Battista, l’altro S. Antonio Abate.

Vi è anche una scultura di Tarcisio Bertoli, per la verità di non grande interesse. Si tratta di un primo studio eseguito nel 1936 della Pietà per il santuario della Madonna delle Fontane. E’ collocata a ridosso della parete in sostituzione di un vecchio arazzo consunto.

Sui muri vicini sono visibili due dipinti che rappresentano la Fuga in Egitto e la Deposizione. Si tratta, di opere di pregevole fattura, purtroppo assai deteriorate.

Alla chiesetta vi si reca per la celebrazione della Messa il 24 giugno, S. Giovanni Battista e il 17 gennaio, S. Antonio Abate la cui devozione si deve anche a una particolare leggenda.

Ora la cartiera originale è stata completamente trasformata, mentre quella sorta successivamente, nell’ambito della famiglia Comini, è ridotta in rovina.

 

L’APPARIZIONE DI S. ANTONIO

Quel pomeriggio, quando l’incendio divampò, il Follo era deserto. Era Domenica infatti e gli operai della cartiera non lavoravano. Anche i contadini che da poco avevano portato al sicuro l’ultimo carro di fieno erano andati in paese per le sacre funzioni e per qualche ora di svago. Il fuoco che a lungo aveva covato sotto gli stracci e la carta, guizzò improvviso, si allungò rapidamente e, favorito da sterpi disseccati, si preparò ad assalire la colombaia. In quei mesi l’erba era cresciuta abbondante e c’era fieno in ogni angolo. Anche sotto il tetto della chiesetta di S. Giovanni Battista era stato ricavato un fienile che, ricolmo e aperto, spandeva per strada un intenso profumo.

Unico presente al Follo era un certo Batistì, rimasto suo malgrado. Quel giorno infatti aveva mangiato come non ricordava da anni e naturalmente alzato un po’ il gomito, e sonnecchiava piacevolmente al fresco sulla loggia mentre fuori il sole di luglio arroventava la strada.

Quando tra un pisolino e l’altro alzò la testa dal tavolo non colse immediatamente la stranezza di ciò che vide: un fraticello passeggiava tranquillamente sul tetto della chiesa, vestito di saio, col cordone bianco ai fianchi e un breviario aperto fra le mani. Ci volle un certo tempo perché la mente annebbiata di Batistì afferrasse l’eccezionalità della cosa. Balzò dalla sedia facendosi il segno di Croce: mai più avrebbe ecceduto con il vino in avvenire! Ma il fraticello era sempre lì, sul tetto, che passeggiava avanti e indietro. Anche Batistì, quasi inconsciamente, fece qualche passo sulla loggia per seguirne i movimenti. Fu allora che, completamente sveglio, percepì l’odore acre del fumo e vide il Follo circondato dalle fiamme. Si precipitò di sotto rotolando per l’ultima rampa di scale e piombando in cortile in una nuvola di polvere. Si attaccò alla campana suonando come un disperato.

In paese gli uomini si guardarono scambiandosi una muta domanda, poi il fumo che si levava rese evidente la natura di quel messaggio. Accorsero in molti e tutti furono testimoni di quel fatto miracoloso: il fuoco aveva stretto in un cerchio la chiesetta ma le fiamme si innalzavano dritte verso il cielo, quasi non volessero toccare le pareti del sacro luogo.

Neppure una scintilla era caduta sul fienile, miracolosamente intatto. Era come se il piccolo frate che ancora sul tetto pregava, avesse steso intorno un’invisibile barriera contro il fuoco.

Quando il primo secchio d’acqua, passando di mano in mano attraverso una catena che arrivava dal Garza fu rovesciato per fermare l’incendio, il frate scomparve: la sua missione era finita.

Per molte ore gli uomini lottarono, ma alla fine ebbero ragione delle fiamme. La cartiera e la colombaia avevano subito danni, ma non irreparabili ed erano salvi il lavoro e la fatica di tanta gente. Anche il raccolto fu in gran parte salvato.

I dipinti del Follo furono in quell’occasione parzialmente rovinati, ma la chiesa non aveva subito il minimo danno. Tutto questo, si convenne, grazie al fraticello che aveva dato l’allarme a Batistì e protetto la casa del Signore.

La gente vide nell’umile frate S. Antonio in persona e per riconoscenza la chiesetta del Follo venne dedicata anche a S. Antonio Abate, considerato patrono dei cartai e dei contadini. Un quadro che lo rappresenta fu commissionato dagli abitanti della contrada come ringraziamento e ricordo dell’avvenimento.

 

Leggende e storie di Caino

Commissione Biblioteca Caino – 1979

F. Gatelli Dicembre 1985

Bollettino parrocchiale 1999


lunedì 21 dicembre 2020

AUGURI NELLA PANDEMIA

 

In questo anno di sofferenza ci è mancato molto il consueto contatto e le attività sono state ridotte al lumicino. Le Festività Natalizie sono ormai prossime e noi eravamo abituati ad incontrarci per scambiarci gli auguri nella festa del tesseramento: quest’anno non è stato possibile.

Abbiamo però mantenuto i contatti utilizzando Whatsapp con chi aveva l'applicazione, molti li abbiamo sentiti tradizionalmente col telefono. Alcuni hanno attraversato brutti momenti, altri soffrono la solitudine e le restrizioni causate dalla continua circolazione del virus.

Vi assicuro la mia vicinanza e vi auguro di superare malattia e tristezza in modo da trascorrere le Feste con tutta la serenità possibile. 

A quelli che incontrerò sarò contenta di fare gli auguri personalmente, a tutti gli altri Buon Natale, Buon Anno e tanti auguri “anticovid”.

                                                                                                            Bruna

FERMATI MA NON DOMATI DALLA PANDEMIA

 

Il “Coronavirus” ci ha impedito di ritrovarci per l’approvazione del Bilancio, ci ha impedito di partecipare alla gita di Monza, ma non ha interrotto i contatti tra di noi.

Anche quando siamo stati confinati in casa, a mezzo Whatsapp, non è mai venuto meno lo scambio di video, fotografie, riflessioni e musica. Con quelli che non disponevano dell’applicazione ci siamo sentiti telefonicamente. A fine agosto e metà settembre abbiamo gareggiato rispettivamente a Burraco e Briscola disponendoci in gruppi limitati per ogni gara, in base alla passione di ciascuno.

Continueremo a stare in contatto.

lunedì 7 settembre 2020

PROGETTO “BÖTA VIÀ NIÈNT” – ALBO DEI DONATORI


Grazie ai numerosi donatori abbiamo continuato la raccolta di oggetti antichi che ricordano i tempi passati e come vivevano i nostri nonni. Questa collaborazione importante ha già permesso in alcune occasioni di esporre al pubblico quello che è stato raccolto facendolo conoscere soprattutto ai bambini.
L’arricchimento di questo progetto dipende direttamente dal suo gradimento, se cioè è ritenuto utile non buttare quello che può costituire un ricordo. Sono tante le persone che hanno scelto di “non buttare” e noi le ringraziamo di cuore sperando che altri nomi si aggiungano all’elenco.
Per meglio rappresentare il passato sono utili anche mobili vecchi, anche se rovinati come: vecchi letti in ferro; comodini e armadi; “credenze” e tavoli; assame vecchio che possa essere usato per ricostruire altri oggetti come culle o madie. Chi vuole donare qualcosa per ricordare ed essere ricordato può telefonare ad Angelo 339-1337426.
Ai signori:
-          Azzani Fabiana
-          Azzani Pierino
-          Benini Umberto
-          Bertacchini Ferrante
-          Bertini Paolo
-          Bettini Angela
-          Cirelli Eugenia
-          Comune di Caino
-          Cooperativa Futura
-          Crotti Francesco
-          De Giacomi Adriano
-          De Giacomi Valentino
-          Domenighini don Marco
-          Gazzoli Daniela
-          Giacomelli Gianbattista
-          Gruppo Alpini
-          Maestri Gianluigi
-          Martinelli Andreina
-          Martinelli Caterina
-          Martinelli Flavia
-          Martinelli Laura
-          Martinelli Rosanna
-          Mazzoleni Narciso
-          Merigo Imelda
-          Pedrotti Angelo
-          Pedrotti Clara
-          Pedrotti Grazia
-          Piardi Maria
-          Prandini Agostino
-          Rossetti Aldina
-          Sacchetti Violetta
-          Salvetti Giuseppe
-          Sandrini Alba
-          Stefanini Roberta
-          Trami Arturo
-          Zanoletti Delia
 Zucchini Mirco

GRAZIE!!!

martedì 18 febbraio 2020

MONZA E LA VILLA REALE 21 MARZO 2020



Il GRUPPO PENSIONATI CAINO si è aggregato alla FABI per partecipare a questa gita con il programma che segue.
Sosta per il pranzo in ristorante.
Nel pomeriggio visita guidata al Duomo, una delle più importanti istituzioni ecclesiastiche d’Italia, sorto e sviluppatosi sulla sede dell’Oraculum Longobardo del VI secolo d.C. e dedicato dalla regina Teodolinda a san Giovanni Battista. Oggi possiamo ammirare, in una veste diversa da quella originale, a causa dei numerosi rifacimenti. A testimoniare il fasto della decorazione gotica della chiesa resta tuttavia la celebre Cappella di Teodolinda, a sinistra del presbiterio, sulle cui pareti la bottega degli Zavattari affrescò tra il 1441 e il 1446 un vasto ciclo con Storie della Regina. Nell’altare della Cappella di Teodolinda è custodita la Corona Ferrea, una delle opere di oreficeria più importanti e dense di significato. Numerosissime sarebbero state le incoronazioni: tra cui quelle di Carlo Magno (800) e di Corrado di Lorena (1093), Federico I Barbarossa, (1158), Ferdinando I d’Austria (1838), Carlo V d’Asburgo, (1530) e Napoleone I Bonaparte. L'interno della chiesa fu poi trasformato nei secoli XVII e XVIII in un insieme barocco e rococò. Visita del Museo del Duomo con il Tesoro che costituisce una raccolta unica al mondo per la rarità e la preziosità dei materiali. Visita guidata del centro città.
Al termine partenza per il viaggio di ritorno a Brescia con arrivo previsto in tarda serata.

La quota comprende:
-       Viaggio con autopullman ed escursioni come da programma;
-       Ingressi: Duomo, Museo, Villa Reale, Giardini. (Corona ferrea a pagamento Euro 12 su prenotazione all’atto dell’adesione);
-            Guida;
-            pranzo con bevande
-     assicurazione sanitaria e bagaglio.

mercoledì 29 gennaio 2020

LUCE E GAS


ATTENZIONE
Il Decreto Milleproroghe ha spostato dal 1/7/2020 al 31/12/2021 il termine per passare al mercato libero di luce e gas. Si consiglia di non aderire a proposte telefoniche; piuttosto chiediamo la documentazione da esaminare, visto che abbiamo ancora un po’ di tempo.

TRATTORIE, OSTERIE E LICINSĬ


Ricordare non fa mai male. Otre a farci riflettere su come eravamo, viene stimolata la nostra memoria nel verificare se i ricordi sono esatti o distorti.
Cercheremo di passare in rassegna i luoghi di ristorazione e di ritrovo a Caino negli anni 1900-1950 iniziando dall’estremità più alta del paese, S. Eusebio.
Custode dell’osteria di Santoset era il Santì, Piscini Angelo, sempre cordiale ed accogliente in un luogo di passo, che nei tempi passati spezzava il lungo cammino a dorso di mulo per chi proveniva da Brescia o scendeva dalla Valle Sabbia. Si racconta che qui si fermò Garibaldi durante il trasferimento che lo doveva portare a Bezzecca.
In fondo a Novale c’era l’osteria dei Serlì di Boifava Ulivo e Giuseppe che, oltre ad essere locale di ritrovo, era anche posto dove si poteva rifocillare chi lasciava i suoi carri e animali nelle stalle vicine (i stai dei Serlì).
Scendendo verso il paese si trovava l’antica trattoria della Torre, detta dei Pasqui, famosa per il suo spiedo ideato (si dice) da Leonardo da Vinci e azionato semplicemente dall’ascensione dell’aria calda.
Poco più avanti si incontrava il Leone dei Dossi, gestito da Bertacchini Francesco, conosciuto come Cichì dei Dossi. La trattoria coincideva con l’ultima parte del caseggiato lungo la statale che dalla Romanina terminava ai giochi di bocce; di la c’era solo prato fino alla fattoria dei Matiecc.
Ci avviciniamo ancora un po’ al centro e troviamo la Trattoria dell’Armonia gestita dalle sorelle Pedrotti. Lì i giovani ballavano al suono della radiola.
Camminando lungo la via bassa sotto la statale, si giungeva all’osteria del Sèchi, gestita da Zucchini detto Caagna, il quale, da estroverso qual’era, all’esterno del locale aveva scritto “Vino cattivo”.
In fondo alla strada che porta a Villa Mattina, dove ora sta la BCC, c’era il “Cafè”, osteria gestita dalle sorelle Bertacchini Rina ed Emy (nel tempo ha subito varie trasformazioni).
A due passi, direzione Brescia, c’era la trattoria de Faüstì del Gòp, che Azzani Faustino gestiva con la moglie Zucchini Rosina (degli Orazì). Poco più avanti, nel fabbricato di Loda, c’era l’osteria del Tabachì gestita da Gioanì del maestro.
Dove ora sta il monumento dei caduti, partiva una stradina che portava alla Trattoria de la Büfola, che poi divenne Trattoria del Giardinetto gestita da Minetta Maria; l’accesso diretto all’osteria era su Via Folletto, l’attuale ingresso alla Sala Civica.
All’incrocio di Villa Mattina bassa, c’era l’osteria de Magnì, De Giacomi Giovanni. In fondo alla Vià de Sura (l’attuale Via don Gino Pirlo), c’era l’osteria di Zucchini Angilina de la vedova, moglie di Onorato dei Parolocc.
Situata all’interno di una corte, sulla sinistra poco dopo le fontane pubbliche di Villa Sera, c’era l’osteria della Romola gestita da Moreschi Maria, parente dei Pasqui.
Al Follo l’osteria di Brozzoni Biagio era situata proprio nella casa che fu residenza del nipote omonimo.
Va segnalato un particolare: tutte le trattorie avevano i giochi di bocce, ed anche la maggior parte delle osterie e licinsì, segno questo della popolarità di cui godeva questo sport.
I licinsì erano locali di mescita stagionale presso alcune aziende agricole del tempo che vendevano il vino di loro produzione.
Ne ricordiamo alcuni: i Menghegn, i Piciarei, i Minèta, i Longhi, i Pacì, i Pazocc, Carlì de Burì, Batustì.
Cilì